Africa. Raccontando gli artisti. Abderrahmane Sissako

#IntrospezioneIdentitaria, #Mauritania, #regista 14.06.2017, 16.15 La mostra
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Sissako

Abderrahmane Sissako nasce nel 1961 a Kiffa, in Mauritania. Oggi vive e lavora a Parigi.

Poco dopo la nascita si sposta con la famiglia in Mali, patria di suo padre, dove trascorre l’infanzia e parte dell’adolescenza. Dopo un fugace ritorno in Mauritania (a Nouakchott) nel 1980, la lascia di nuovo nel 1983 per spostarsi a Mosca. Una borsa di studio in letteratura russa gli consente di frequentare l’Istituto dell’Università di Mosca e, più tardi, di iscriversi al VGIK (Federal State Film Institute), dove porta a termine gli studi nel 1989. La capitale dell’Unione Sovietica regala un’opportunità agli studenti come Sissako, fornendo supporto e istruzione ai giovani dell’Africa occidentale. Ciononostante, agli inizi degli anni Novanta, il regista emergente si trasferisce a Parigi, dove comincia a cimentarsi nella direzione di alcuni cortometraggi.

“Nella scuola di cinema la cosa più importante e, al tempo stesso, la più difficile, è avere grande entusiasmo. Ma l’entusiasmo non sempre è una cosa positiva. [...] È davvero interessante smettere di fingere che l’arte sia facile”

Il suo desiderio di diventare regista ha origine da precoci esperienze d’infanzia ed è connesso alla perdita della sua originaria lingua BambaraOltre che come regista, lavora anche come consigliere culturale per il Capo di Stato della Mauritania, Mohamed Ould Abdel Aziz.

Gli elementi caratteristici dei suoi film sono lo spostamento e la sosta, l’erranza fisica e interiore, la solitudine e il silenzio. Nella sua filmografia ricorrono le tematiche del viaggio e dello sradicamento dalle proprie origini, di cui ha reso testimonianza sia nelle forme del diario filmato sia in quelle della finzione. Pur con un repertorio apolide, diviso tra Europa e Africa, Sissako riesce a  dare voce alla cinematografia della Mauritania, una delle terre più povere di tutto il continente.

in mostra il suo lavoro potrà essere letto sulle tracce della #IntrospezioneIdentitaria

che accomuna artisti engagé, con un profondo attaccamento alla loro origine, che mettono in discussione post-colonialismo,  guerre e i genocidi,  problematiche legate all’ambiente, all’AIDS, alla povertà, alla corruzione politica e alla questione del petrolio.

La sua pellicola October, realizzata nei quartieri di Mosca e vincitore della rassegna Un Certain Regard a Cannes (1993), si aggiudica anche il premio come miglior cortometraggio al 4°Festival del Cinema Africano di Milano (1994). La vie sur Terre (1998), realizzato a Sokolo, il villaggio di suo padre in Mali, ottiene un premio al Taormina International Film Festival. Nel 2002 dirige invece Aspettando la felicità, ispirata al suo esilio in terra straniera e al suo ritorno a casa in Mauritania nel 1980. La pellicola viene presentata a Cannes (2002), dove ottiene il Premio della Cultura Francese al miglior cineasta straniero, e il premio FIPRESCI. Il suo capolavoro è  Timbuktu (2014), candidato all’Oscar come miglior film straniero e già vincitore del Premio della Giuria Ecumenica a Cannes, che racconta la vita e la dignitosa resistenza di uomini e donne che tentano di conciliare le loro tradizioni culturali con l’integrazione del mondo moderno.