Africa. Raccontando gli artisti. Berni Searle

#CorpoePolitichedellaDistanza, #performance, #SudAfrica 18.06.2017, 09.00 La mostra
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Searle

L’artista sudafricana Berni Searle nasce nel 1964 a Cape Town, città nella quale vive e lavora tuttora come docente associato presso la Michaelis School of Fine Art.

Nel 1987 ottiene la laurea in Belle Arti e, l’anno successivo, il diploma post lauream dall’Università di Cape Town la quale, nel 1995, le rilascia anche il Master nello stesso settore disciplinare con una specializzazione in scultura, pratica sulla quale inizialmente si concentra per ampliare in un secondo momento il proprio raggio d’azione all’uso del corpo.

L’avversione di Searle per le consuete etichette e categorizzazioni è evidente negli strati più complessi dei suoi lavori. La sua attività consiste nel mettere in discussione le fondamenta dell’identità, interpretando il sé come un fluido continuo, coinvolto in un ininterrotto processo di trasformazione. L’artista sudafricana inscena una serie di azioni che fanno leva su comparsa e scomparsa, visibilità e invisibilità. Attraverso l’analisi poetica, l’esemplificazione del suo patrimonio multi-razziale e l’appartenenza al genere femminile, Searle rappresenta questi temi su un palcoscenico globale.

“Non mi considero un’artista femminista. Essere donna non è che un aspetto di tutto ciò che sono.”

Le sue azioni indagano non solo la parte fisica dell’Io, ma anche gli ambienti e la memoria cui l’identità si aggancia. La sua visione non si basa su un determinato monumento o luogo facilmente riconoscibile, al contrario le ambientazioni sono spesso troppo surreali per essere localizzate e non mostrano tracce di vita umana, fatta eccezione per la presenza dell’artista.

Utilizzando il proprio corpo come punto di partenza, Searle sperimenta letteralmente “sulla sua pelle” strati di spezie o polveri di varia natura, lasciando l’impronta del suo corpo sul pavimento o tingendo alcune zone della pelle con diverse sostanze per suggerire danni fisici o traumi. L’uso di spezie ad esempio si riferisce al commercio ad esse collegato, che nel XVII secolo ha condotto i coloni bianchi al Capo di Buona Speranza dove, unendosi agli abitanti del posto, hanno generato figli di razza mista, mettendo così a confronto questo avvenimento storico con l’ossessione per la classificazione razziale che ne consegue.

in mostra il suo lavoro potrà essere letto sulle tracce di #Corpo e #PolitichedellaDistanza

che accomuna artiste africane contemporanee nei cui lavori la categoria della distanza diventa principio conoscitivo e il corpo testimone  delle trasformazioni della società. Tra video-arte e performance, la loro ricerca di una soggettività collettiva si traduce in una personificazione del vivere e del sentire di minoranze religiose, culturali e di genere, espressioni che investiranno i visitatori interrogandoli sulla loro capacità di assumere la femminilità come legame tra il reale e una profonda visione interiore dell’Africa.

Premiata con il DAK’ART 2000 Minister of Culture Prize alla Biennale di Dakar (2000), con il Civitella Ranieri Fellow (2001), e con lo Standard Bank Young Artist for Visual Art (2003), nel 2004 candidata al premio Artes Mundi.

Tra le mostre personali: A Matter of Time. MATRIX programme, Berkeley Art Museum and Pacific Film Archive di Berkeley (2003), The Space Between, Davis Museum and Cultural Centre di Boston (2003), Berni Searle. 3 video works, BildMuseet a Umeå, in Svezia (2005), Approach, USF Contemporary Art Museum di Tampa in Florida (2006), Across Oceans, Transit Arts Space di Stavanger in Norvegia (2008), Interlaced, mostra itinerante tra Bruges, Arnhem e Metz (2011) e Refuge a La Galerie Particuliere di Parigi (2013).