Africa. Raccontando gli artisti. Chérie Samba

#Congo, #IntrospezioneIdentitaria, #pittura 10.06.2017, 08.00 La mostra
Orari e biglietti
Eventi
Ufficio stampa Torna al blog

1

Originario di Kinto M’Vuila, in Congo, Chérie Samba nasce nel 1956 e oggi vive e lavora tra Parigi e il Congo.

Primo di dieci figli, nel 1972, all’età di sedici anni, Samba lascia il villaggio e la scuola per cercare lavoro come pittore di insegne nella capitale Kinshasa.

“Mio padre era fabbro e creava fucili da caccia. Voleva che lo aiutassi alla fucina dopo la scuola, ma io nascondevo i miei taccuini e disegnavo di notte. Copiavo le immagini da un popolare fumetto per venderle ai miei amici. Dicevo loro che sarei diventato un artista famoso, che avrei viaggiato ovunque e avrei avuto una casa grandissima.”

Nel 1975 inaugura il proprio studio. Nel contempo diventa illustratore per la rivista d’intrattenimento Bilenge Info. È in questa occasione che ha modo di sviluppare la propria cifra distintiva, che consiste nel combinare i dipinti con il testo. Il suo lavoro gli procura una discreta fama a livello locale.

Intorno al 1980 inizia a firmare le proprie opere come “Chéri Samba: Artiste Populaire”. Presto la popolarità dei suoi dipinti si estende oltre i limiti cittadini di Kinshasa e dalla metà degli anni Ottanta le sue opere raggiungono un pubblico internazionale.

Molti suoi dipinti rivelano la percezione dell’autore nei confronti della realtà politica, economica, sociale e culturale dello Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo), mostrando tutte le sfaccettature della vita quotidiana a Kinshasa. Così le tele di Samba diventano una sorta di cronaca in diretta su costumi popolari, sessualità, malattie, disuguaglianze sociali e corruzione.

    in mostra il suo lavoro potrà essere letto sulle tracce della #IntrospezioneIdentitaria

che accomuna artisti engagé, con un profondo attaccamento alla loro origine, che mettono in discussione post-colonialismo,  guerre e i genocidi,  problematiche legate all’ambiente, all’AIDS, alla povertà, alla corruzione politica e alla questione del petrolio.

Nel 1989 partecipa alla mostra Les Magiciens de la Terre al Centre Georges Pompidou di Parigi, che lo rende famoso a livello internazionale e, a seguire, le personali al Provincial Museum Voor Moderne Kunst di Ostenda, in Belgio (1990), Museum of Contemporary Art di Chicago (1991), Stadtmuseum München di Monaco (1992), Übersee-Museum di  Brema (1997), IFA Institüt für Auslandsbeziehungen di Stoccarda (1998), Musée royal de lʼAfrique centrale di Tervuren in Belgio (2003), Fondation Cartier (2004) e la Biennale di Venezia (2007).