Africa. Raccontando gli artisti. George Adéagbo

#Benin, #installazioni, #IntrospezioneIdentitaria 17.06.2017, 08.00 La mostra
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Adéagbo nasce a Cotonou in Benin nel 1942 dove oggi vive e lavora.

Lascia la famiglia contro il volere del padre per frequentare la facoltà di Giurisprudenza prima in Costa d’Avorio e poi in Francia.

Quando nel 1968 è ormai uno degli studenti più brillanti, giunge la notizia della morte del padre. Adéagbo cede alle richieste da parte della famiglia, che vuole vederlo prendere il posto del padre come spetta al figlio maggiore, e ritorna in Benin per una breve visita.

Sarà questo il momento che segna per sempre la sua vita: non accettando il ruolo pensato per lui e dato che i parenti si rifiutano di ascoltare le sue motivazioni, per sfuggire ad una prigione di profonda solitudine e alienazione Adéagbo ogni giorno compie lunghe passeggiate solitarie dove raccoglie ogni tipo di oggetti e materiali. Al ritorno comincia a creare piccole composizioni e installazioni di testi originali e oggetti trovati e raccolti lungo il percorso. Da quel momento questo diviene il suo nuovo ed unico modo di comunicare.

“Cammino, penso, vedo, vado oltre, torno indietro, raccolgo gli oggetti che attirano la mia attenzione, torno a casa, leggo, prendo nota ed imparo.”

Nella primavera del 1993 un curatore francese, giunto a Cotonou per incontrare un artista già noto, viene accompagnato per errore a casa di Georges Adéagbo. Rimane colpito da ciò che vede e lo invita a partecipare ad una mostra in Francia dando inizio così alla nuova sua vita come artista.

Adéagbo si può definire un “collezionista” che raccoglie e ordina sistematicamente piccole sculture, abbigliamento, pezzi di stoffa, scarpe, dischi, libri, giocattoli, ritagli di giornali, note scritte, pietre, confezioni di sigarette, pezzi di plastica. Sono i cosidetti “objects trouvés” che lui assembla insieme con criteri diversi, a seconda del contesto in cui opera, realizzando installazioni site specific. Il suo è un linguaggio che si sviluppa sulla base di tecniche di appropriazione come il ready made.

L’artista confida nel fatto che un oggetto abbandonato o divenuto rifiuto, possa ancora raccontare qualcosa di importante. Il suo “raccolto” è basato sul concetto che non esistono eventi di particolare rilevanza, ma che nemmeno esiste qualcosa che debba essere scartato.

Con questo suo metodo l’artista realizzerà per il PAC un’installazione inedita e site specific.

il suo lavoro potrà essere letto sulle tracce della #IntrospezioneIdentitaria

che accomuna artisti engagé, con un profondo attaccamento alla loro origine, che mettono in discussione post-colonialismo,  guerre e i genocidi,  problematiche legate all’ambiente, all’AIDS, alla povertà, alla corruzione politica e alla questione del petrolio.

Tra le sue mostre personali DC : Georges Adéagbo , Museum Ludwig  Köln – Germania (2001 ) e “Georges Adeagbo” Museum of Modern Art. Lille, Francia (2000-2001).