Africa. Raccontando gli artisti. Idrissa Ouédraogo

#BurkinaFaso, #DopoIndipendenza, #video 08.06.2017, 06.00 La mostra
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Originario di Banfora, Upper Volta (Burkina Faso), oggi Idrissa Ouédraogo vive ed opera a Ouagaodugou.

Da bambino frequenta la scuola elementare di Ouahigouya, dove il pastore della parrocchia cattolica organizza incontri sul calcio e sul cinema, facendo proiettare film di Charlie Chaplin o pellicole come Rin Tin Tin. Il giovane Idrissa ne resta affascinato.

A sedici anni entra a far parte di un’associazione scolastica di Yatenga, dove entra in contatto con l’universo dell’immagine e prosegue gli studi all’Institut africain d’éducation cinématographique (INAFEC) di Ouagadougou, lavorando alla Direzione della produzione cinematografica del Burkina Faso (1981). Vuole studiare cinema a Mosca, seguendo le orme di uno dei suoi cineasti preferiti, Sembène Ousmane (Senegal) e di molti altri. Invece viene mandato a Kiev e trovandola poco stimolante decide di trasferirsi in Francia e diplomarsi all’IDHEC (1985) Institut des Hautes Etudes Cinématograhiques di Parigi e all’Institut de filmologie della Sorbonne. I suoi primi anni di attività saranno dedicati ai cortometraggi.

Ouédraogo appartiene alla nuova generazione di cineasti di formazione europea, determinati a fornire un apporto culturale sull’Africa incentrato su un coefficiente emotivo e un potenziale espressivo schiettamente africani. L’artista burkinabé ha diretto film ambientati in Africa, analizzando spesso il conflitto tra campagna e città, tra tradizione e modernità.

“L’Africa ha dato un grande apporto alla società e alla cultura con la propria filosofia e la propria visione della vita. Credo che l’Africa abbia dato un enorme contributo al mondo anche attraverso il cinema.”

Il suo stile narrativo ha uno stampo profondamente meditativo e proietta sullo schermo gli echi dei tradizionali racconti orali: ritmi cadenzati, volti e paesaggi evocati attraverso immagini essenziali, grande rigore compositivo. Per Ouédraogo il cinema è una miscela di arte, tecnica e industria: esistono leggi che non possono essere infrante, per questo è indispensabile avere un grande talento e portare avanti un lungo apprendistato per imparare a comunicare e a trasmettere un’idea veritiera della storia.

in mostra il suo lavoro potrà essere letto sulle tracce del #DopoIndipendenza

che accomuna gli artisti maestri della loro arte, saldati al loro universo culturale, immersi però in un contesto in cui nascono già le prime Biennali come quelle di Dakar, Bamako e del Benin che stravolgono l’immagine dell’arte africana stessa, orientando i lavori al sistema dell’arte occidentale.

Ouédraogo è noto principalmente per Tilaï (1990), film vincitore del primo premio al 43° Festival di Cannes e per Samba Traoré (1993), che riceve una nomination per l’Orso d’Argento al 43° Festival Internazionale del Cinema di Berlino. Tra gli altri lavori del regista africano: The Heart’s Cry (Le Cri du cœur) (1994), Kini and Adams (1997), Anger of the Gods (La Colère des dieux) (2003) e Kato Kato (2006).