Africa. Raccontando gli artisti. J. D. Okhai Ojeikere

#DopoIndipendenza, #fotografia, #Nigeria 15.06.2017, 17.09 La mostra
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ojeikere

Ojeikere nasce nel 1930 in un villaggio rurale della Nigeria sud-occidentale, chiamato Ovbiomu-Emai. Muore in Lagos nel 2014.

Inizia la carriera nel campo della fotografia nel 1950, dopo essersi procurato la sua prima macchina fotografica, una Kodak Modello Brownie D. È il 1951 quando Ojeikere inizia a cercare lavoro presso il Ministero dell’Informazione a Ibadan, inviando sistematicamente la stessa lettera, con su scritto: “Vi sarei davvero grato se mi assumeste per qualsiasi tipo di lavoro nel Vostro dipartimento fotografico.” La sua perseveranza viene premiata nel 1954, quando gli viene offerto un ruolo come assistente in una camera oscura.

Dopo la conquista dell’indipendenza da parte della Nigeria, Ojeikere può finalmente dedicarsi al suo primo impiego come fotografo. L’anno seguente diventa fotografo professionista presso lo studio di Steve Rhodes, per la Television House Ibadan. In circa sei decenni, l’artista crea un archivio di oltre 10.000 immagini che testimoniano il ruolo critico che la fotografia ha ricoperto nella storia della Nigeria e in ogni parte dell’Africa. La pionieristica carriera di Ojeikere ha influito in maniera incisiva sul percorso della fotografia nella sua terra d’origine e, più in generale, nel mondo.

“Pensavamo che una nazione così ricca di risorse naturali potesse davvero andare avanti da sola. Ma il nostro sogno è stato fatto a pezzi dal tribalismo. Sono arrivate le dittature militari, una dopo l’altra, per anni e anni. Mi rende triste pensare che le cose non siano cambiate molto. Vediamo le stesse élite detenere il potere e diventare sempre più ricche.”

Dal 1963 al 1975 Ojeikere lavora nel settore pubblicitario presso West Africa Publicity (Lagos). Nel 1967 partecipa al Nigerian Arts Council. L’anno successivo avvia uno dei suoi più grandi progetti, Hairstyle, un folto corpus di circa un migliaio di fotografie che ritraggono le scenografiche acconciature delle donne africane.

in mostra il suo lavoro potrà essere letto sulle tracce del #DopoIndipendenza

che accomuna gli artisti maestri della loro arte, saldati al loro universo culturale, immersi però in un contesto in cui nascono già le prime Biennali come quelle di Dakar, Bamako e del Benin che stravolgono l’immagine dell’arte africana stessa, orientando i lavori al sistema dell’arte occidentale.

Il suo lavoro è oggetto di numerose mostre personali e viene incluso in più di cinquanta esposizioni collettive, tra cui Documenta XII (2007), la sezione dell’Arsenale della 55^ edizione della Biennale di Venezia, Museum of Contemporary Art, Kiasma, Helsinki (2011), Centre for Contemporary Art, Lagos (2010). Le sue opere sono confluite nelle maggiori collezioni museali: Museum of Modern Art (NYC), Metropolitan Museum of Art (NYC), Brooklyn Museum (NYC), Tate Modern e Victoria and Albert Museum di Londra e il Musée du quai Branly (Parigi).