Africa. Raccontando gli artisti. Malick Sidibé

#DopoIndipendenza, #fotografia, #Mali 15.06.2017, 17.12 La mostra
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sidibé

Classe 1936, Malick Sidibé nasce a Soloba, un piccolo villaggio del Mali, in una famiglia di contadini. Muore a Bamako nel 2016.

Cresce aiutando suo padre nell’attività di pastore e inizia la scuola all’età di dieci anni. Notato sin da giovanissimo per il suo talento artistico, viene selezionato per frequentare la Scuola degli Artigiani Sudanesi di Bamako, dove si diploma nel 1955. In seguito assume l’incarico di decorare la Gérard Guillat-Guignard’s Photo Service Boutique il cui titolare, noto anche come “Gégé la Pellicule”, gli offre un lavoro come apprendista. Così ha inizio la sua carriera fotografica nel 1956.

La conquista dell’indipendenza da parte della sua città (1950) favorisce il debutto di una nuova generazione di fotografi perfettamente inseriti nelle dinamiche socio-culturali della loro epoca. Lo stesso Sidibé è un personaggio estremamente influente, invitato a presenziare alle serate organizzate dai giovani per imparare le danze tipiche europee e cubane, abbigliati con eleganti vesti occidentali. Si tratta per lo più di eventi e festività che hanno luogo di sabato sulle rive del fiume Niger e proseguono fino al giorno successivo. Nel 1958 l’artista inaugura lo Studio Malick a Bagadadji, nel cuore di Bamako, dove in passato stampava i suoi ritratti e riparava macchine fotografiche.

“C’è tutto un mondo, nel volto di una persona. Quando lo fotografo, io vedo il futuro del mondo.”

Nella prima fase della sua carriera, Sidibé è orientato prettamente sulla fotografia in bianco e nero e i suoi scatti catturano momenti vivaci e scene di festeggiamenti. I suoi lavori più noti forniscono testimonianze sulla promettente cultura pop e sulla vita notturna della capitale maliana, immortalandone i giovani protagonisti in studio, su sfondi variamente decorati che ben si accordano o, al contrario, stridono deliberatamente con i costumi e le pose dei modelli.

 in mostra il suo lavoro potrà essere letto sulle tracce del #DopoIndipendenza

che accomuna gli artisti maestri della loro arte, saldati al loro universo culturale, immersi però in un contesto in cui nascono già le prime Biennali come quelle di Dakar, Bamako e del Benin che stravolgono l’immagine dell’arte africana stessa, orientando i lavori al sistema dell’arte occidentale.

Ha ricevuto l’Hasselblad Award (2003), il Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia (2007) e il Premio Infinity alla Carriera dell’International Center of Photography (2008). Tra le mostre più importanti le personali al Museum of Contemporary Art e al Chicago e all’Australian Center for Photography, Sydney, Australia e Malick Sidibé / Seydou Keïta, alla 5^ Biennale di Istanbul (1999); al Centre d’Art Contemporain di Ginevra in Svizzera (2000); allo Stedelijk Museum di Amsterdam e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (2001); La Fondation Cartier  di Parigi (2004). I suoi lavori sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private inclusi il Museum of Modern Art, New York; il Metropolitan Museum of Art, New York; il Getty Museum, California; il Brooklyn Museum, New York; il San Francisco Museum of Modern Art, California; il Baltimore Museum of Art, Maryland; il Birmingham Museum of Art, Alabama; il Philadelphia Museum of Art, Pennsylvania e il Rhode Island School of Design Museum.