CHRISTIAN BOLTANSKY 2005

internationalartist 31.10.2018 Torna al blog

Christian Boltanski_PAC 2005

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Christian Boltanski
a cura di Jean-Hubert Martin
18 marzo – 12 giugno 2005

Primavera 2005. Christian Boltanski presenta al PAC una mostra dedicata alla dimensione temporale, al trascorrere del tempo e alla sua percezione.
Le opere presenti sono state costruite per permettere al visitatore di entrare in contatto con la personale elaborazione estetica del concetto di tempo elaborata da Boltanski durante tutta la sua attività artistica: non sviluppo storico, ma fragile e instabile passaggio, fine inesorabile e scorrere decadente.
Opere che si focalizzano sull’ultimo grande dubbio dell’uomo, che sprofondano nella paura della fine, sempre minacciosa all’orizzonte. E’ la sensazione del passaggio, della precarietà effimera dell’esistenza, è la domanda insoluta sul senso della nostra presenza.

Nella mostra vengono affrontati due temi fondamentali per tutto il genere umano:

  • il trascorrere del tempo è percepibile con forza e crudezza in diversi modi, dall’opera sonora Horloge Parlante che con una voce sintetizzata scandisce ininterrottamente l’orario, all’opera video Entre temps che propone in sequenza le immagini fotografiche del volto di Boltanski nelle diverse tappe della sua vita, o ancora dal video interattivo 6 septembre che ci presenta ad alta velocità consequenziale i fatti accaduti ogni 6 settembre, giorno di nascita dell’artista, con possibilità però di selezionarne uno da analizzare, da ricordare. I suoi lavori tendono essenzialmente a richiamare alla mente il passato, evidenziandone le tracce e l’azione sacralizzante;

  • il tema della scomparsa, della morte viene evocato non solo da fotografie, ma anche dall’inequivocabile e lapidaria opera TOT (“morto” in tedesco) scritta a parete con l’impiego di lampadine luminose.

Il tempo – che siano pochi giorni o una vita intera – avvalora l’intento di documentare la realtà quale essa sia, comune, quotidiana, ripetitiva, assumendo il sapore della Memoria.
Una mostra quindi di grande impatto, una sorta di memento mori dove la verità apparente delle cose fatta di istantaneità e transitorietà si ribalta nel suo opposto complementare e immerge i visitatori nell’implacabile fluire del tempo. Un trascorrere leggibile però solo attraverso la lente soggettiva del Ricordo.