ELISEO MATTIACCI 1981

#installazioni, italianartist, sitespecific 17.09.2018 Torna al blog

Eliseo Mattiacci_PAC 1918

Mostra a a cura di Zeno Birolli
16 aprile – 7 giugno 1981

Aprile 1981. A confrontarsi con Vito Acconci nella serie “Installazioni” inaugurata da Zeno Birolli all’inizio degli anni Ottanta è Eliseo Mattiacci. I due artisti dialogano con lo spazio espositivo del PAC con due lavori site specific, il primo giocando con lo spazio architettonico, il secondo creando momenti di frammentazione e slancio.

Le 4 installazioni di Mattiacci, due delle quali inedite, vengono esposte insieme per la prima volta. Ad accogliere il visitatore nella prima sala 6 grembiuli da lavoro con altrettanti caschi appesi sopra, un conflitto tra il senso dell’affidamento (grembiuli come simbolo dell’operosità) e lo sgomento che scaturisce dalla presenza della maschera come volto finto. Il tema della maschera come controfigura/stuntman/finzione torna nella seconda sala, dove con una monumentale installazione Mattiacci colloca un motociclista senza volto in equilibrio su una barra di ferro, appoggiata su due colline create con dei mattoni. Sole, luna, volute, sagome ritorte, conchiglie e serpentine occupano la terza sala che riflette le teorie copernicane e la destabilizzazione di un mancato geocentrismo. Chiude la mostra una stanza con strumenti per la misurazione, parti del corpo umano dedite alla ricezione e invio dei messaggi e marchingegni in bilico su 9 tavoli inclinati, che eludono la nozione stessa di tavolo come sostegno.

 

Eliseo è un temperamento operoso, che scatena nebulosi trofei pronti a coronare o inchiodare i gesti inventivi più umili […]. Io non so se Eliseo Mattiacci è un pittore o scultore o che so io o che cos’altro, ma è certo il più scientifico e meticoloso autore; è il più tagliente, il più fondo, acceso e deciso, indovinatore.

Emilio Villa nel catalogo della mostra

 

Eliseo Mattiacci è uno dei maggiori artisti che, assieme a Pascali e Kounellis, ha caratterizzato l’area romana dall’inizio degli anni sessanta, cominciando con lavori che chiamavano in causa lo spazio ambientale e orientandosi poi alla realizzazione di opere con una propria fisicità. Esemplare la sala alla Biennale di Venezia del 1972.