VERSO L’ARTE POVERA 1989

collettiva, internationalartists 01.10.2018 Torna al blog

Verso L'arte povera_PAC 1989

VERSO L’ARTE POVERA
MOMENTI E ASPETTI DEGLI ANNI ’60 IN ITALIA
a cura di Marco Meneguzzo, Paolo Thea
20 gennaio – 27 marzo 1989

 

Gennaio 1989. Ogni avanguardia, ogni gruppo artistico compatto, ogni ristretta tendenza di successo, prima di diventare tale, ha vissuto un grande momento di fervore ideativo: per distillare opere, concetti, idee, materiale da setacciare, da filtrare, deve essere necessariamente più vasto e, talora, appare agli occhi della storia anche più ricco e complesso del suo distillato. Proprio per verificare questa possibilità, una mostra come Verso l’Arte povera indaga quegli anni, quelle atmosfere che hanno preceduto e accompagnato la progressiva coagulazione del gruppo attorno a certe mostre e a certi personaggi. Quell’avventura era cominciata nei primi anni Sessanta, e aveva coinvolto molti più artisti di quanti non siano poi stati riconosciuti come poveristi  (questi ultimi sono Pistoletto, Mario e Marisa Merz, Fabro, Kounellis, Prini, Anselmo, Penone, Zorio, Paolini, Boetti, Calzolari), in città molto diverse tra loro. Il trionfo e la crisi della Pop Art, l’emergere della Minimal Art, la coscienza di un’identità europea, il rapporto tra tecnologia, scienza e socialità, il concetto di alienazione e di smaterializzazione dell’opera: questi sono tutti elementi di dibattito, di conflitto, di stimolo entro cui nasce e cresce una nuova coscienza del ruolo dell’artista, più allargata del ristretto gruppo “storico”, e che coinvolge quasi un’intera generazione. Per questo, accanto ai nomi già citati, e in posizione assolutamente paritaria, vengono presentati in questa mostra anche i lavori di Piacentino, Mardi, Pascali, Mattiacci, Agnetti, Ceroli, Fogliati, Chiari, Patella, Icaro, Parmiggiani, Simonetti, Nespolo, Mondino, Baruchello e dello ‘Zoo’ (gruppo teatrale). Il dibattito divenuto memoria storica è dunque allargato, e addirittura stimolato e proposto da nomi non compresi poi sotto la fortunata etichetta del poverismo.