Project Room | Vincenzo Neri
ANATOMY OF AN ARCHIVE
29.03 - 12.06.2022
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The Project Room - curated by Home Movies, the National Archives of Family Film - presents the scientific research of Vincenzo Neri, a neurologist and pioneer of scientific cinema in Italy who experimented with three main methods for studying clinical signs in order to distinguish functional and psychiatric disorders from neurological diseases: the graphic method, the chronophotographic method and the photographic method.

 

With over 1400 items – including photographs, film footage, X-rays, typographic plates, and audio recordings – the Vincenzo Neri Archive turns up, in all its iterations, over half a century of research (1906–1960) on psychomotor dysfunctions undertaken by the neurologist from Bologna through the pioneering adoption of cinematic-photographic. The images collected, designed primarily as a diagnostic method, and simultaneously
as instruments of scientific dissemination, represent a veritable diagnostic database from which, today, we can draw clinical data as well as an aesthetic notion of the body and its problematic functions.

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10 am – 7:30 pm
Thursday h 10 am – 10:30 pm
Closed on Monday
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ANATOMIA DI UN ARCHIVIO

INTRODUZIONE

Anche al di fuori dello specifico contesto medico-scientifico, la figura di Vincenzo Neri, luminare nel campo delle disfunzioni motorie di origine neurologica, rappresenta per la storia della cultura visuale, un esempio tra i più efficaci di quella straordinaria stagione in cui la sperimentazione dei nuovi media analogici attraversa i più diversi campi del sapere, gettando definitivamente un ponte tra le discipline scientifiche e quelle umanistiche.

L’adozione sistematica da parte di Neri – fin dalle sue prime esperienze cliniche, alla corte del suo mentore Joseph Babinski, all’ospedale parigino della Pitié, tra il 1908 e il 1910 – di strumenti di registrazione visuale di tipo crono-fotografico, lo iscrive infatti a pieno titolo tra i pionieri del cinema scientifico, concepito nel suo caso in primis a scopo diagnostico, quindi come strumento clinico, ancor prima che mezzo di documentazione o di divulgazione delle competenze acquisite e dei risultati delle proprie ricerche.

 

Anatomia di un archivio non può e non vuole ovviamente essere una mostra su Vincenzo Neri, figura cardine nella storia della medicina italiana, la cui innovativa attività sarebbe ben difficile riassumere, soprattutto al di fuori del campo specialistico in cui ha operato. Ciò che si è voluto evidenziare è la consistenza e la rilevanza del suo lascito materiale alla storia del cinema scientifico e, più in generale, al ruolo che le immagini, sia in movimento che statiche, hanno avuto nello sviluppo delle metodologie di indagine clinica e di trasmissione delle competenze medico-scientifiche.

Il suo archivio assume la forma implicita di un moderno database clinico, in cui è agevole riscontrare il flusso delle applicazioni metodologiche dei materiali visuali, il percorso che li conduce dal momento della ripresa, fino all’elaborazione del piano didattico-divulgativo nelle conferenze e nelle pubblicazioni specialistiche, passando per il loro fondamentale utilizzo in fase di analisi diagnostica.

Sono infatti presenti in archivio tutte le evidenze materiali dei passaggi di intermediazione a cui l’immagine viene sottoposta, dalla sua forma originaria di frame cinematografico fino alla forma finita di mezzo di trasmissione, inserita in un codificato repertorio iconografico.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

Concepita come un ideale catalogo dei repertori presenti materialmente nell’archivio di Vincenzo Neri, l’esposizione è strutturata lungo diversi piani di contenuto con cui il visitatore è chiamato a confrontarsi:

  • L’immagine in movimento
  • L’immagine statica
  • Le catene di rappresentazione
  • I repertori

L’IMMAGINE IN MOVIMENTO

I materiali cinematografici, nucleo centrale e peculiare dell’Archivio Neri, sono presenti attraverso una selezione delle sequenze fatte realizzare dal neurologo bolognese a partire dal 1908, quando individua negli studi cinematografici di Georges Mendel a Bagnolet, un sobborgo parigino, il teatro ideale per le prime registrazioni delle andature cerebellari, che inaugurano la messa in pratica della metodologia analitica che lo avrebbe reso famoso nel suo campo. Neri trasportava personalmente in carrozza i pazienti dai nosocomi parigini (Pitié, Salpêtrière, Bicêtre) fino agli studi cinematografici, dove venivano filmate le loro deambulazioni cerebellari.

Ripresi su pellicola 35mm nitrato fino al 1928, e in seguito, fino al 1956, in formato 16mm invertibile, i film sono in totale 106 unità, a volte consistenti in sequenze di pochi secondi, quasi tutte non montate.

Nella selezione presentata in mostra si può verificare l’articolata applicazione del mezzo cinematografico sulla casistica clinica e la sua evoluzione nel tempo, in un arco che abbraccia quasi mezzo secolo. Dallo studio cinematografico degli anni parigini si passa ad ambientazioni riconoscibili negli interni della clinica di Neri, Villa Baruzziana, dell’ospedale ortopedico Rizzoli, Il famoso chiostro di San Michele in Bosco con gli affreschi dei Carracci, o corsie ospedaliere. Si può agevolmente verificare come l’utilizzo del cinema per Neri fosse in larghissima parte strumentale alla realizzazione del fotogramma chiave, più che a una fruizione dell’azione ripresa in continuità e solo in una specifica occasione assume la forma divulgativa montata e titolata, destinata alla pubblica visione.

L’IMMAGINE STATICA

Nelle due teche sono esposti numerosi reperti originali, a evidenziare la notevole articolazione dell’archivio, le tipologie di oggetti presenti in esso, che comprendono:

–  fotografie, sia in forma di lastra negativa (in formati vari che vanno dal 18×24 cm al 6×6 cm, fino al formato stereoscopico) sia in forma di stampa ai sali d’argento su carta, sia in forma di diapositive su vetro per uso didattico.

– riproduzioni fotografiche di radiografie anatomiche

– riproduzioni fotografiche di iconografie medica e storico-artistica

– cliché tipografici derivati dagli originali fotografici

– stampe tipografiche su carta derivate dagli originali fotografici

– manufatti cartacei a uso didattico

– menabò preparatori per pubblicazioni

– corrispondenza

– elaborazioni grafiche di stampe fotografiche ad uso diagnostico e didattico

– rilevazioni grafiche derivate dall’esame delle camminate (metodo delle impronte)

paper print delle sequenze cinematografiche

TECA 1. LE CATENE DI RAPPRESENTAZIONE

In particolare nella prima teca è rappresentato l’intero percorso di elaborazione dell’immagine nel “metodo Neri”: dal fotogramma chiave estrapolato dal flusso cinematografico alla sua pubblicazione ne Le disbasie psichiche, la sua prima opera di divulgazione scientifica pubblicata a Bologna nel 1910

Il fotogramma individuato da Neri come significativo per la rappresentazione dell’evidenza patologica veniva segnalato da un filo di cotone annodato in sua corrispondenza nella perforazione della pellicola. Stampato ingrandito su carta con procedimento fotografico, il soggetto veniva poi isolato dallo sfondo mediante un procedimento di “scontorno” manuale a penna, spesso ritoccato per renderlo più inciso e leggibile, e in questa forma trasposto su lastra zincata per la stampa tipografica.

Questo flusso, sistematicamente messo in atto da Neri, nella costruzione dell’iconografia diagnostica che costituisce l’apparato iconografico de Le disbasie psichiche, rappresenta la vera essenza del suo metodo, teso a creare un repertorio di soggetti esemplificativi delle patologie mappate, spesso associati nella stessa tavola con il relativo tracciato delle camminata sul tappeto di stoffa, riprodotte fotograficamente, nella combinazione ideale di metodo grafico e metodo crono-fotografico.

TECA 2. I REPERTORI

Nella seconda teca si può verificare l’ampio spettro delle tipologie di rappresentazione adottate, e il loro specifico utilizzo nelle pratiche cliniche, a volte soggette a elaborazioni grafiche a scopo diagnostico, montaggi e trasposizioni intermediali, spesso costruite in serie tipicamente strutturate in riprese frontali e laterali, in diverse posture o torsioni. Sono pure presentati alcuni dei cliché tipografici che costituivano un vasto progetto di raccolta iconografica dedicata alla mano, molti dei quali ricavati dalla riproduzione di opere d’arte di alcuni tra i maggiori pittori e scultori della storia, come Michelangelo e Raffaello, e che testimoniano uno degli ultimi progetti di ricerca di Vincenzo Neri, esplicitata in parte nella pubblicazione Le mani nella Divina Commedia, edita a Bologna nel 1956.

 

Alcune delle immagini più significative sono state riproposte in riproduzioni digitali di grandi dimensioni sulle pareti, insieme a un montaggio video ugualmente esemplificativo della varietà e ricchezza dei materiali conservati nell’archivio.

IL PROGETTO DI RICERCA SULL’ARCHIVIO VINCENZO NERI

Quando venne individuato nel 2008 dal neurologo e storico della medicina Lorenzo Lorusso, l’archivio personale di Vincenzo Neri era ancora riposto, inesplorato da quasi quarant’anni, in un armadio del suo studio nella clinica che aveva fondato e in cui si era svolta tutta la sua vita professionale, Villa Baruzziana a Bologna.

Esso consiste in una variegata raccolta di materiali visuali (film, fotografie, documenti medici, radiografie, cliché tipografici, manufatti), prodotti e raccolti da Neri a partire dall’inizio della sua attività professionale, nel 1908, fino alla morte, nel 1960, che testimonia in modo evidente non solo il suo peculiare e sperimentale approccio alla ricerca medica, fondato sull’utilizzo dei mezzi di rappresentazione visiva di matrice tecnologica, ma anche la sua pionieristica consapevolezza rispetto alla funzione dell’immagine nei processi di divulgazione scientifica e nella didattica specialistica.

Negli anni immediatamente successivi al suo ritrovamento, l’Archivio Vincenzo Neri è stato oggetto di un progetto di recupero conservativo (messa in sicurezza fisica degli originali, digitalizzazione e restauro dei contenuti) e di studio dei materiali in esso conservati, ancora in corso d’opera, da parte di un équipe multidisciplinare di ricercatori, coordinati da Home Movies/Archivio Nazionale del Film di Famiglia, che comprende storici del cinema e della fotografia, medici, restauratori e archivisti e si svolge in collaborazione con prestigiose istituzioni europee.

Oggi, tutti i materiali, oggetto di una donazione da parte degli eredi di Vincenzo Neri, sono conservati a Bologna presso Home Movies. Scopri di più >>

PER APPROFONDIRE ...

Sul contributo di Vincenzo Neri alla storia dell’iconografia medico-scientifica è stato pubblicato nel 2018 un saggio ad opera dei due curatori scientifici dell’Archivio Neri: Lorenzo Lorusso e Simone Venturini, che può essere visualizzato/scaricato a questo link >>

VINCENZO NERI. CENNI BIOGRAFICI

Nato a Bologna nel 1880 Vincenzo Neri si laurea in medicina e chirurgia con il massimo dei voti nel 1906 con una tesi intitolata Sui disturbi del cammino dei malati nervosi studiati col metodo delle impronte. Nel 1908 si trasferisce a Parigi presso l’ospedale della Pitié in cui può fare esperienza a fianco del celebre neurologo Joseph Babinski, iniziando nel contempo a sperimentare l’uso della macchina da presa nella pratica medica.

Nel 1910 rientra in Italia, a Messina, a prestare soccorso medico alla città, colpita dal devastante terremoto, e approfondire gli studi sugli effetti psichici della catastrofe. Quindi rientra nella sua Bologna, dove nel 1911 fonda una propria clinica, Villa Baruzziana, specializzata in patologie di origine nervosa, nel contesto della quale si svolgerà la sua intera vita professionale.

Nello stesso anno dà alle stampe la sua prima opera editoriale, Le disbasie psichiche, corredata da un imponente impianto illustrato, tratto in larga parte dai fotogrammi delle sue riprese filmate, esplicitando il metodo di indagine clinica che lo rese famoso.

Neri studiò ogni sorta di alterazione del sistema periferico, le deformità che le malattie nervose inducono nel corpo umano e il suo lavoro clinico e scientifico fu riconosciuto a livello internazionale. È stato libero docente in neurologia, membro della società medico-chirurgica di Bologna, della società neurologica di Parigi e Cavaliere della Legione d’Onore.

Dopo la sua morte, avvenuta a Zurigo nel gennaio del 1960, gli eredi garantiranno continuità all’esperienza clinica di Villa Baruzziana, che ancora oggi è luogo di cura e di ricerca all’avanguardia sulle malattie neurologiche.

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