Tag Archives: italianartists

STREET ART SWEET ART 2007

Street Art, Sweet Art_PAC 2007
STREET ART, SWEET ART
Dalla cultura hip hop alla generazione “pop up”
a cura di  Alessandro Riva
8 marzo – 9 aprile  2007

Primavera 2007. Una trentina dei talenti più interessanti della street art italiana vengono presentati al PAC in una mostra che è insieme un punto d’arrivo e un punto di partenza per molti di loro. Sospesi tra la necessità di adeguare i loro lavori agli spazi puliti e formalmente asettici del museo e la freschezza di opere concepite, sempre e comunque, per la strada, questi artisti mostrano l’altra faccia dell’arte degli anni a venire: un’arte che si nutre di un’estetica diffusa che ha le sue radici nel writing storico e nel mito della bomboletta spray, ma anche di idee nuove e di nuove forme di comunicazione, dagli stickers agli stencils e alle tante forme di “disordinazione urbana” presenti ormai ovunque nelle città di oggi.

Considerata per anni un semplice prodotto della sottocultura di massa, la tradizione del graffitismo, del writing e della Street Art intesa nel suo senso più allargato è arrivata a irrompere con forza sulla scena artistica “ufficiale”.

Oggi anche in Italia sta emergendo una nuova generazione di artisti, disincantata e “aperta”, che ha fatto naturalmente suoi gli elementi della cultura hip-hop americana: è una generazione figlia dei fumetti manga, del cinema di genere, e della televisione, con la convinzione che per arrivare a colpire l’immaginario collettivo si può (o si deve) nuovamente passare per il mezzo più semplice e più diretto possibile: la strada.

Gli artisti presenti in mostra sono: Atomo, Airone, KayOne, Rendo, Mambo, Led, Basik, Joys, Dado e Stefy, Marco Teatro, Eron, Wany, Pho, Rae Martini, Cano, Microbo, Bo 130, Blu, Ericailcane, Ozmo, Abbominevole, Pao, Pus, Bros, Ivan, Tv Boy, Sonda, Aris, Sea, Dem, Nais, Gatto, Professor Bad Trip.

SPAZI ATTI 2004

Spazi atti_PAC 2004

SPAZI ATTI
7 artisti italiani alle prese con la trasformazione dei luoghi
a cura di Roberto Pinto
12 novembre 2004 – 20 febbraio 2005

Novembre 2004. Organizzata nell’ambito della direzione artistica di Jean-Hubert Martin, la mostra è curata da Roberto Pinto e propone opere di Mario Airò, Massimo Bartolini, Loris Cecchini, Alberto Garutti, Marzia Migliora (con la collaborazione di Riccardo Mazza), Luca Pancrazzi e Patrick Tuttofuoco, sette artisti che lavorano intorno al concetto di spazio sensibile, da fruire mediante i sensi, da vivere e abitare. Nell’esposizione si tiene conto di differenti approcci a questo aspetto della ricerca e vengono realizzate installazioni ad hoc che riflettono il modo di costruire la percezione dello spazio e dei luoghi ed interagiscono con la struttura espositiva. Il PAC vede pertanto alternarsi spazi reali, risultato di vere e proprie costruzioni ideate dagli artisti trasformando gli ambienti preesistenti, a spazi virtuali creati con luci suoni e odori.

Alberto Garutti in questa esposizione ha un’opera da una presenza talmente discreta da risultare percepibile solo al calar della notte.
Luca Pancrazzi rivolge il proprio interesse tra interno ed esterno che sfocia nell’illusione.
Massimo Bartolini fa appello a tutti i nostri sensi e qui nello specifico all’odorato: per confinare il profumo ricorre ad una porta girevole.
Loris Cecchini si appropria invece di un abitacolo mobile che trasforma grazie alla luce.
Mario Airò suggerisce invece lo spostamento dello spazio con un’installazione minimale.
Marzia Migliora immerge il visitatore in un’atmosfera di violenza servendosi del suono: alcuni piedi sbattono violentemente sul pavimento.
Infine Patrick Tuttofuoco lancia un segnale inatteso da alcuni alberi del parco di fronte al PAC.

 

IL FUTURISMO A MILANO 2002

Il Futurismo a Milano_PAC 2002

IL FUTURISMO A MILANO
Anticipazioni per il nuovo museo d’arte moderna e contemporanea
a cura di Emmanuele Auxilia e Fabio Fornasari
22 febbraio – 28 aprile 2002

Febbraio 2002. La mostra presenta 75 opere di diversi futuristi fra i quali spiccano Boccioni, Carrà, Russolo, Balla, Severini, per citare solo alcuni dei firmatari del Manifesto dei pittori futuristi dell’11 febbraio 1910,  circa 40 disegni di Boccioni e Balla, il tutto di proprietà delle collezioni civiche milanesi.
E’ dalla nascita del Movimento Futurista ad oggi che nelle collezioni civiche milanesi sono entrate, attraverso donazioni, lasciti e acquisti, le opere che costituiscono l’esposizione al PAC.
Il nucleo futurista è composto da capolavori che costituiscono l’aggancio ideale per una lettura del novecento che parta dalle opere della sua prima Avanguardia all’Arengario di Piazza Duomo, nel centro di Milano. Nel percorso della mostra, infatti, il Comune di Milano presenta i risultati dell’ideazione del nuovo museo (l’attuale Museo del ‘900), esponendo i disegni e i plastici del progetto di Italo Rota.

Il percorso di questa mostra inizia dalla visita al Quarto Stato, esposto nelle sale al 1° piano della Galleria d’Arte Moderna, proseguendo dentro il  PAC con le opere futuriste allestite a cura di Emmanuele Auxilia e Fabio Fornasari.

Alcune opere in mostra: di Boccioni, il trittico Stati d’animo, 1911 (donazione Canavese, CIMAC), Elasticità, 1912 (Collezione Jucker) e Forme uniche di continuità nello spazio, 1913 (acquistata nel 1934 presso F.T. Marinetti); di Balla Bambina che corre sul balcone, 1912 (Collezione Grassi); l’Autoritratto del ’13 di Mario Sironi (CIMAC); Achille Funi, Uomo che scende dal tram, 1914 (donazione Canavese).

 

SUI GENERIS 2001

Sui Generis_PAC 2001
SUI GENERIS. DAL RISCATTO ALLA FANTASCIENZA
LA RIDEFINIZIONE DEL GENERE NELLA NUOVA ARTE ITALIANA
a cura di Alessandro Riva
30 novembre 2000 – 11 febbraio 2001

Novembre 2000. Il PAC, nella tradizione che gli è propria di museo aperto alle diverse proposte e interpretazioni dell’arte contemporanea italiana e internazionale, presenta la mostra Sui generis.
Il progetto espositivo, a cura di Alessandro Riva, propone 75 artisti, italiani di nascita o di adozione, per lo più compresi tra i 25 e i 45 anni, ma senza rigide distinzioni generazionali, che operano tra pittura, scultura, fotografia e video, in un incessante rimescolamento di stili e tecniche differenti. Un percorso o, più precisamente, un viaggio simbolico tra quei “generi”, oggi non più riconosciuti come tali.
La mostra Sui generis parte da qui e dal concetto che negli ultimi anni si è assistito a una vera e propria rivoluzione nell’arte italiana ed europea; una rivoluzione silenziosa, che ha avuto come concetto-cardine l’idea del ritorno, e nello stesso tempo della completa ridefinizione, di alcuni generi tradizionali della storia dell’arte (come il ritratto, il paesaggio e la natura morta), oltre che dell’appropriazione di temi e di generi provenienti da altri ambiti linguistici, come la fantascienza e il noir.
La mostra si divide nelle seguenti sezioni: luoghi, scenari futuri, science-painting, still life & feticci (alla moda), Ellroy & Co, contaminazioni, il nuovo ritratto, e peep show.

Gli artisti che hanno preso parte alla mostra sono: Marco Petrus, Giovanni Frang, Andrea Chiesi, Aldo Damioli, Monica Carocci, Marco Neri, Luca Piovaccari, Luca Pignatelli, Ennio Bertrand, Andrea Zucchi, Giacomo Costa, Dany Vescovi, Enrico Lombardi, Andrea Di Marco, Francesco De Grandi, Velasco,  Francesco Scialò, Fulvio Di Piazza, Karin Andersen, Cristiano Pintaldi, Matia, Fabrice De Nola, Ultrapop, Corrado Bonomi, Adrian Tranquilli,  Antonella Mazzoni, Santolo De Luca, Nathalie Du Pasquier, Gianluca Corona, Marco Samoré, Chiara, Annalisa Cattani, Marco Cornini, Antonio Riello, Silvia Levenson, Silvano D’Ambrosio, Omar Galliani, Max Rohr, Alessandro Bazan, Marco Cingolani, Paul Beel, Marzia Migliora, Sergio Ceccotti, Paolo Schmidlin, Simone Racheli, Enrico T. De Paris, Luca Matti, Alex Pinna, Michelangelo Galliani, Luisa Rabbia, Dario Ghibaudo, Vittorio Valente, Paolo Leonardo, Alessandro Papetti, Alberto Castelli, Alfredo Cannata, Leonida De Filippi, Federico Guida, Federico Lombardo, Valentina D’Amaro, Livio Scarpella, Klaus Mehrkens, Stefano Di Stasio, Florencia Martinez, Bernardo Siciliano,  Bianca Sforni, Daniele Galliano, Barbara Nahmad, Giulio Durini, Massimo Giacon, Paola Gandolfi, Nicola Verlato, Paolo Cassarà, Antonella Bersani, Matteo Basilé.

 

VITTORIO MATINO E ANTONIO TROTTA 1990

Matino_Trotta_ PAC 1990

a cura di Elena Pontiggia
1 febbraio – 15 marzo 1990

Febbraio 1990. Il PAC ospita una bipersonale di due artisti italiani: Vittorio Matino e Antonio Trotta, che pur appartenendo alla stessa generazione, provengono da esperienze e contesti culturali diversi.
Matino nato a Tirana (Albania) nel 1943 da genitori italiani, vive tutt’oggi tra Milano e Parigi. Trotta è nato a Paestum (Salerno) nel 1937, ha vissuto a lungo in Argentina – nel 1968 è invitato alla biennale di Venezia a rappresentarne il Padiglione – si è stabilito in Italia alla fine degli anni Sessanta dividendosi tra Milano e Pietrasanta.
Anche le loro direzioni di ricerca sono diverse.
Vittorio Matino ha impostato il suo linguaggio pittorico su una geometria essenziale e rigorosa, animata da un colore sfuggente e intenso. Antonio Trotta pratica invece un concettualismo che si ispira ai repertori della classicità, indagando la finzione e l’ambiguità dell’immagine come nelle opere Autunno corinzio o Il patio.
L’opera di Matino si dichiara fedele alle possibilità dell’astrazione, mentre quella di Trotta esplora territori figurativi.
Queste diversità nascondono però molti punti di contatto che la mostra si propone di individuare e far emergere.