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Storia

Fondato nel 1947, oggi il PAC è lo spazio espositivo per eccellenza a Milano dedicato all’arte contemporanea, promotore delle realtà artistiche nazionali e costantemente proiettato alle nuove tendenze internazionali.



Foto di Bruna Ginammi, 1995/1996

 

La storia del PAC inizia nel 1947 quando il Comune di Milano, in cerca di un nuovo spazio per le collezioni delle Civiche Raccolte del XX secolo, individua le ex-scuderie della Villa Reale, distrutte dai bombardamenti del 1943. La Villa era già sede della Galleria d’Arte Moderna fin dal 1921, ma gli spazi erano insufficienti ad ospitare l’arte più recente e, in prospettiva, un museo per l’arte contemporanea in potenziale crescita.

I progetti proposti per ristrutturare l'area rispondevano a due filosofie opposte: la prima era favorevole ad una fedele ricostruzione del precedente complesso architettonico e prevedeva solo l’adattamento dello spazio interno; la seconda proponeva la costruzione di un fabbricato del tutto nuovo, pensata sui bisogni e sulle funzioni del museo.

Nel marzo del 1948 viene selezionato il progetto firmato dall'architetto Ignazio Gardella, che concilia i due punti di vista e risponde perfettamente alle esigenze del museo: massima disponibilità e flessibilità dello spazio interno e possibilità di dosare e differenziare la luce degli ambienti. Nel progetto di Gardella l'edificio occupa la stessa area dei rustici ma su tre livelli interni, con una suddivisione in due piani visibile dal parco e un solo piano verso Via Palestro. Il risultato è uno spazio architettonico che può essere diviso e articolato senza perdere l'unità ambientale originale.

Il Padiglione inaugura così nel 1954 come sede per le collezioni del XX secolo. Quasi subito però coglie le esigenze di relazione, confronto e apertura verso l’estero, che dopo la guerra investono il mondo della cultura e dell’arte e diventano sempre più pressanti. Inizia così, con una mostra di Georges Roualt, un’attività espositiva che si alterna alla destinazione museale degli spazi.
Dopo un lungo periodo di chiusura per restauri, nel 1979 il PAC riapre abbandonando definitivamente il ruolo di museo a favore di mostre temporanee, strumenti di ricerca sull’arte del XX secolo e sulle nuove sperimentazioni, con l’obiettivo di acquisire nuove opere d’arte per completare le collezioni civiche. Le opere in mostra non vengono necessariamente divise rispettando le originarie destinazioni dei tre ambienti interni – scultura nel primo livello, pittura nel secondo e nella galleria al terzo piano disegni, documenti e oggettistica.

Al contrario proprio la duttilità di questo storico esempio di architettura museale consente invece al Padiglione di andare oltre la tradizione, adattandosi come luogo sensibile in sintonia con esperienze artistiche nuove ed eterogenee. Così, secondo il tipo di mostra, lo spazio funziona come contenitore non invasivo e interlocutore coinvolto, spesso oggetto di intervento da parte dell’artista.

Nel 1993 un attentato di matrice mafiosa distrugge il PAC, in un momento storico di fondamentale impegno del Paese nella lotta alla mafia: un inedito e clamoroso attacco ai simboli della cultura e dell’arte in Italia che ha coinvolto anche altre città italiane – gli Uffizi a Firenze , San Giovanni in Laterano e San Giorgio in Velabro a Roma. Nel 1996 il PAC viene ricostruito da Ignazio Gardella secondo il progetto originario, con fondamentali migliorie tecniche che lo avvicinano agli spazi espositivi all’avanguardia.

Nel 2003 il PAC contribuisce alla fondazione di AMACI, Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, con l’obiettivo di condividere esperienze e sforzi per promuovere l’arte contemporanea in Italia insieme con gli altri musei e spazi impegnati sul territorio nazionale.

Pac
Padiglione d'Arte
Contemporanea

Via Palestro, 14
20122 Milano
+39 02 8844 6359

Note legali

Site credits
progetto grafico:
Laura Bolzan
sviluppo:
Alpenite
coordinamento:
Nico Covre

Sponsor Pac

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